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inpartibusinfidelium
ERESIE CONGETTURE DUBBI MEMORIE dalla parte degli infedeli

"IN PARTIBUS INFIDELIUM"

dedicato a Leonardo Sciascia

"a futura memoria, se la memoria ha un futuro"

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2 novembre 2009
politica estera
D'Alema Ministro degli Esteri europeo... le perplessità di Fiamma Nirenstein
 

Quell’amicizia con Hezbollah pesa come un macigno

 
Il Giornale, 1 novembre 2009

Massimo D’Alema, commentando ieri l’ipotesi che egli, ex ministro degli esteri italiano diventi ministro degli esteri europeo, secondo Repubblica ha detto una delle sue frasi classiche, quelle in cui da del cretino a un po’ digente: «Una nomina italiana a ministro degli Esteri d’Europa è una  questione di grande interesse nazionale, non un pastrocchio da piccolointeresse di bottega. Se qualche imbecille non lo capisce, peggio perlui». Ha ragione. E io sono, mi sembra, fra questi imbecilli. Unascelta per D’Alema implica una quantità di piani politico-ideologici:parla di scelte che riguardano la politica italiana; di Weltanschauung,la sua visione del mondo; delle attuali scelte degli italiani perl’Europa. Non c’è dunque solo la questione che è stata maggiormentemessa in rilievo, il segnale di buona volontà fra le parti politiche,la buona novella che quando si tratta dell’ interesse nazionale si devee si può sotterrare un’ascia di guerra ormai insanguinata. Da questopunto di vista sarebbe una buona cosa che tutti concordassero su unacandidatura italiana quale che ne sia la parte politica. Ma c’è dimezzo l’Europa e il messaggio che l’Italia le vuole lanciare in unmomento che non è delicato solo per noi, ma per il Vecchio Continentealla ricerca di ruolo, di spazi, di significato.

Durante lasfortunata discussione che ha portato all’esclusione di Tony Blair dalruolo di premier europeo, il primo ministro ungherese Gordon Bajnail’ha detto chiaramente: forse innanzitutto dovremmo definire ilcontenuto che attribuiamo al ruolo, e poi scegliere l’uomo diconseguenza. Tony Blair è stato, credo, messo da parte per il suoaltissimo profilo, perché la sua storia di sostegno alla guerra inIraq, la sua figura energica e aggiornata nella lotta al terrorismo noncorrisponde a un’attitudine ancora volutamente fumosa e tecnocraticadell’Europa, d i queste 27 nazioni in cerca d’autore che non sannoancora dove sono dirette e quindi scelgono spesso l’ovvio rispetto allapolitica. Data la dinamica per cui la cancellazione di Blair dallapresidenza consente ai socialisti europei la poltrona del ministrodegli esteri, è apparso, fra altri candidati importanti, anche il nomedi D’Alema.

Ora D’Alema ha sicuramente un curriculum straordinarioper le sue qualità di politico e per le magnifiche sorti e progressivedella nostra sinistra: la sua caratterizzazione riguarda, e penso chelui stesso concorderebbe, molto di più il suo spirito che le sue idee,e disegna di fatto un personaggio molto peculiare, con tratti che lorendono contrapposto a quelli che potrebbero essere oggi i fini idealidell’Italia in Europa. L’attuale elettore del governo in carica ènettamente atlantista, la politica estera che suggerisce nasce incontrapposizione netta con quella del governo Prodi e con quella diD’Alema; rompe, anche se ha un grande i nteresse per il mondo arabo eper il Mediterraneo e vi costruisce alleanze, con la antica politicaandreottiana, la sua politica non è di «equivicinanza», come tantevolte ha proclamato D’Alema, perché non ci può essere la stessadistanza con una democrazia e con una dittatura.

L’anno scorso a unconvegno dell’Aspen il ministro Franco Frattini e Massimo D’Alemaebbero a discutere della questione israeliano-palestinese: il fine eradue stati per due popoli, ma Frattini aveva un’evidente propensione aconsiderare Israele parte del suo, del nostro paesaggio interiore e ipalestinesi responsabili di ogni futuro sviluppo di un processo dipace, mentre per D’Alema cadeva su Israele tutto l’onere della pace esui palestinesi brillava la stella dell’innocenza. Per D’Alema Arafat èstato un amico, mai ha condannato le sue responsabilità nell’Intifadadel terrore e del rifiuto di Camp David; il fatto che gli Hezbollahavessero rappresentanti in parlamento li rese per il suo giudizioesenti dall’accusa di terrorismo, e glieli ha fatti scegliere comecompagni nella famosa passeggiata di Beirut dopo la guerra del 2006;icona, mi dispiace, indimenticabile.

Quanto a Hamas, D’Alema conoscele cronache del terrorismo e ne ha certo letto anche la Cartaantisemita, pure ha ripetuto alquanto che occorre dialogarci e pensa diestrarne accordi, di nuovo perché sono stati eletti. Una visioneimpraticabile politicamente nell’era della diffusione di massadell’estremismo islamico; inoltre Hamas proprio per iniziativa italianaè stato collocato nella lista delle organizzazioni terroriste.L’invincibile profonda convinzione di un torto originario di Israele èforse quello che porta D’Alema a chiamare la guerra di difesaisraeliana a Gaza «spedizione punitiva» anche se ha sempre ritenutoinvece che i 500 morti civili serbi sotto le bombe Nato siano statilegati a una guerra giusta, quella voluta anche da lui.

L’Europa hadavanti responsabilità colossa li: l’Iran ci sfida con indicibilearroganza, il terrorismo internazionale e ci inonda di sangue inAfghanistan e in Pakistan, come è accaduto la settimana scorsa, Hamasrifiuta l’accordo don Abu Mazen... se D’Alema sarà il ministro degliEsteri europeo, se vale la speranza che questo ristabilisca qualcheconcordia a casa, una volta che poi egli compia le scelte che gli sonotipiche, stavolta come ministro degli Esteri europeo, non creerà questoinvece un insanabile scontro di visioni del mondo nell’ambitodell’Europa stessa e proprio fra noi italiani?

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permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 2/11/2009 alle 14:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
12 ottobre 2009
politica estera
Daniel Pipes sul Nobel a Barack Obama
Quel Premio Nobel per la Pace: critica Bush e lega le mani a Obama

di Daniel Pipes
9 ottobre 2009

"Ha vinto cosa?" è la prima reazione.

Poi in un secondo momento, perlomeno la Destra si è chiesta: "Perché lo hanno fatto?"

Thorbjørn Jagland, presidente della Commissione per il Premio Nobel, mostra con orgoglio una foto del presidente Obama.

Perfino la motivazione della Commissione per il Premio Nobel non pretende che Barack Obama ha in realtà conseguito nulla. Piuttosto, il premio gli è stato conferito "per i suoi sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli". Proprio così: sforzi, non successi.

Un'attenta lettura dell'intera motivazione dell'assegnazione del premio suggerisce che Obama viene festeggiato per due motivi. La sua loquacità su "un nuovo clima", le Nazioni Unite, "una visione di un mondo senza armi nucleari" e "le grandi sfide climatiche" evidenzia il suo essere contrario a George W. Bush.

In secondo luogo, la Commissione del premio spera di legare le mani di Obama riguardo all'Iran. Essa lo elogia per non ricorrere all'uso della forza: "Il dialogo e i negoziati sono preferiti come strumenti per risolvere i confitti, anche quelli internazionali più complessi". Queste ovviamente sono parole inintelligibili: mentre Bush non è ricorso all'uso della forza contro la Corea del Nord, Obama non fa affidamento sul dialogo in Afghanistan. Ma la motivazione del premio esercita delle pressioni su Obama affinché egli non ricorra all'uso della forza nel contesto che maggiormente conta, vale a dire la proliferazione nucleare iraniana.

Così dal punto di vista della Sinistra norvegese sono due biglietti al prezzo di uno: criticare Bush e legare le mani a Obama.

La mia previsione è la seguente: l'assurdità della decisione di conferirgli il premio danneggerà politicamente Obama negli Stati Uniti, contrastando il suo ruolo di celebrità internazionale con il suo operato privo di risultati. Michael Steele, presidente del Comitato nazionale repubblicano, rileva che Obama "non riceverà alcun premio da parte degli americani per la creazione di posti di lavoro, la responsabilità fiscale o per aver avvalorato con misure concrete la sua retorica". Aspettiamoci di sentire molto di più su questa falsariga.


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permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 12/10/2009 alle 17:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
12 febbraio 2009
SOCIETA'
"Innegabilmente" Roberto Saviano dixit

Roberto Saviano - il cui cursus honorum è noto a tutti - talvolta ha il vizietto di occuparsi di cose che non sa e che non capisce.
Oggi su Repubblica anche lui dice la sua sul caso E.
Esortando gli italiani a chiedere scusa a Papà Beppino, un po' imitando il famoso titolone dell'Unità - attribuito a Piero Sansonetti - quando Lady Diana morì sotto il ponte dell'Almà: "Scusaci Principessa".
A parte che non si capisce perchè gli italiani dovrebbero chiedere scusa al Sig. Englaro - e poi quanti italiani? Tutti? Una parte? Boh! - il fatto è che Saviano afferma cose strepitose.
Afferma che innegabilmente - ripetiamo: innegabilmente - E. espresse la propria volontà di morire.
Innegabilmente un cazzo, caro Saviano, a meno che Lei non si inchina anzi si prostra innanzi a quanto hanno ricostruito le Autorità chiamate a pronunziarsi, sul cui operato - checchè ne dica il Procuratore Caselli - è lecito se non doveroso dubitare.
Ma Saviano non si ferma e nella sua sparata, arriva ad affermare una concezione del cristianesimo totalmente priva di fondamento.
Ci sarebbe stata una mancanza di rispetto del dolore, dice Saviano.
E questo, prosegue, è contro l'etica cristiana.
Ma l'etica cristiana, caro Saviano, non dice che dinanzi a ciò che appare una ingiustizia bisogna tacere perchè nella commissione dell'ingiustizia c'è un attore che soffre.
Anzi: il cristiano deve gridare e testimoniare con fermezza, quello che gli sembra un atto ingiusto e deve profeticamente ammonire.
Forse non potrà condannare e forse non potrà esprimere un giudizio ultimo - spettando questo al Padre misericordioso - ma certo non potrà tacere, giacchè verrebbe meno alle conseguenze che il dono della fede gli ha attribuito.
Caro Saviano, hai scritto un articolo pieno di fregnacce.
Ma non è colpa tua, la colpa è di chi ti usa e ti solletica ad intervenire su questioni sui cui faresti bene a tacere.

Una cosa solo aggiugno: che ci sono alcuni italiani che hanno compassione e pena per il Sig. Englaro, perchè dovrà convivere per il resto della sua vita con un rimorso immenso, chiedendosi se invece di fare questa falsa battaglia per la libertà, sarebbe stato meglio per la figlia dedicarsi a lei.
Accudendola. Proteggendola dai falsi consiglieri. Coccolandola.
Curandola. Aprendo la sua casa ai parenti e agli amici e a tutti gli italiani per ottenere conforto, condivisione e solidarietà e tentare una terapia non solo medica e clinica, ma di amore, contatto, vicinanza.
Per stare vicini ad E.
E darle una speranza.
Tuttavia una cosa è e sarà certa: almeno i cristiani hanno già perdonato Papà Beppino.
Non so invece se saranno perdonati i suoi stolti consiglieri che già tramano per candidarlo alle Elezioni Europee: ecco chi si vuole appropriare del corpo di E, facendone un feticcio!


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permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 12/2/2009 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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