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ERESIE CONGETTURE DUBBI MEMORIE dalla parte degli infedeli

"IN PARTIBUS INFIDELIUM"

dedicato a Leonardo Sciascia

"a futura memoria, se la memoria ha un futuro"

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30 marzo 2009
SOCIETA'
Una risposta a Malvino

Le ragioni che spingono Malvino (vedi link) a criticare la Chiesa Cattolica non mi sono mai sfuggite, tuttavia la sua risposta ad un lettore che gli chiedeva conto dei suoi "continui attacchi cattivi", mi offre l'opportunità di svolgere le seguenti considerazioni.

Prima, però, è necessario premettere che lo scrivente blogger è cresciuto in una famiglia, in entrambi i rami, paterni e materni, molto cristiana e molto cattolica, tant'è che mia nonna paterna era la presidentessa delle ACLI femminili nel paese dove viveva.

Non era, tuttavia, la famiglia paterna democristiana o, in precedenza popolare, giacchè mio nonno (nato nel 1882) fu da sempre socialista e così mio padre e il fratello, che fondarono già nell'aprile del 1945 la locale sezione della Gioventù Socialista intitolandola a Giacomo Matteotti. Socialismo, quello, già riformista, non marxista nè estremista, certo liberaleggiante, che si raccordava alla tradizione umanitaria e cristiana che sempre ha contraddistinto un filone del socialismo, soprattutto nelle zone rurali e agricole, - dove viveva la famiglia paterna - come testimoniava Ignazio Silone (tra i primi autori che mio padre, appena finita la 2° guerra mondiale, ebbe modo di leggere), quando nelle sezioni del partito socialista del suo paese abruzzese e tra i suoi cafoni di Fontamara, c'era affisso anche un manifesto di Gesù Cristo.
In questo humus, benchè sia nato e vissuto a Napoli, non fu poi un caso se a 15 anni cominciai a frequentare l'Oratorio dei Padri Gesuiti vicino casa, dove nella Comunità di Vita Cristiana, cui demmo vita con altri coetanei sotto la guida di sacerdoti e diaconi, feci una straordinaria esperienza di fede, umana, spirituale e culturale durata quasi 5 anni e che mi ha segnato in maniera indelebile, nel bene e nel male. 
Poi ci fu la rottura. Quel mondo mi stava stretto, e per alcuni anni divenni fortemente critico sia della dottrina cristiana, sia della Chiesa, onde mi sentivo, alla Silone, "un cristiano senza chiesa".

Non sapevo però che sarei diventato anche un socialista senza partito, dopo il ciclone di Mani Pulite, ma questa è un'altra storia.

Nel tempo, tuttavia, ho rivisitato la mia esperienza e recuperato la mia eredità cristiana, ricollocandola dentro la mia vita come un aspetto centrale e vivificante, allentando la mia critica estremista alla Chiesa, giacchè proprio io ero il testimone che la Chiesa non era "una e monolitica", ma una Comunità plurale, vivace, variegata e articolata, che declinava il Vangelo in modalità anche diverse e divergenti (e d'altro canto, guarda caso, con la Comunità dei gesuiti avemmo un dissidio con l'allora Cardinale Ursi, che tenemmo punto in considerazione).

La Chiesa come istituzione e gerarchia hanno il mio rispetto, ma non la mia obbedienza nel solco ignaziano e gesuitico - perinde ac cadaver - giacchè mi persuadono maggiormente le parole di Silone quando affermava che "la coscienza viene prima dell'obbedienza e che Cristo è più grande della Chiesa".
Mi sforzo di praticare i precetti mosaici ed evangelici, conscio che Cristo è venuto per i peccatori e non per i giusti, e mi sono convintamente sposato in Chiesa e ho fatto battezzare i miei due figli, ai quali voglio dare un'educazione cristiana, atea al Demonio. 

Ciò premesso, penso che l'affermazione di Malvino secondo la quale se si ha fede bisogna consegnarsi completamente alla Chiesa è destituita di ogni fondamento quantomeno empirico. 
Non parlo del passato, nè m'interessa giacchè non da oggi la Chiesa è una Comunità articolata, variegata e disomogenea anche se solo pensiamo all'Italia.
Come si è visto nel Caso Englaro fior di sacerdoti, a cominciare dai noglobal Don Gallo e Don Vitaliano Della Sala, erano a favore della battaglia di Beppino Englaro e ciò vale per altri tantissimi casi dove la voce della gerarchia vaticana è stata criticata e disattesa. Consegnarsi integralmente alla Madre Chiesa è un precetto, come scritto prima, soprattutto del gesuitismo, che vale per coloro che prendono i voti e per i Santi (eppure ci sono le dovute eccezioni). 
Le pecore, cioè il gregge, sono per lo più smarrite e cercano liberamente di dare un senso cristiano alla loro vita e alle loro relazioni.
La fede è un avvenimento scaturito dall'incontro con Cristo, un incontro che si sviluppa nell'arco di una vita e che è fatto di contraddizioni, di paure, di interruzioni, di paradossi, di alterne fortune e anche di bestemmie. Un incontro libero e anche duttile, non quello nicciano tra schiavo e padrone. Declino in questa modalità il mio essere cristiano e il mio sentirmi parte della comunità ecclesiale: nessun sacerdote, nemmeno il più arcigno e ortodosso, mi ha mai ripreso per questo o mi ha detto che in tal guisa sono fuori dalla Chiesa.
Che la Chiesa, poi, sia un cancro della società mi sembra affermazione propagandista.
Al netto del male che la Chiesa ha certamente commesso nei secoli, penso soprattutto al bene che essa, soprattutto come Comunità di credenti, ha fatto all'umanità nel momento in cui ha annunziato la parola di Cristo, testimoniandone la validità, giacchè buona parte dei comportamenti virtuosi - sia individuali che sociali - traggono fondamento nei precetti mosaici e nei precetti evangelici, precetti che hanno innervato le migliori legislazioni di tantissime nazioni, ispirando la Dichiarazione dei Diritti dell'Umanità e quant'altro. 

Quanto alle definizioni - progressisti, moderni, adulti, moderni etc. - che giustamente Malvino stigmatizza, io penso che siano inadeguate e che rispondano a criteri per lo più politici. Penso che ciascuno può liberamente sentirsi cristiano e declinare la sua vicinanza a Cristo nel miglior modo possibile e la modernità della Chiesa sta proprio nella sua duttilità, nel suo pragmatismo e nel suo ecumenismo, ciò che le ha consentito di sopravvivere per oltre 2000 anni.

Se queste sono forme di protestantesimo occulto, conscio o inconscio non m'interessa, giacchè la mia formazione di cristiano e la mia fede non mi creano nessun imbarazzo quando, a mio avviso, la Chiesa - che sia il Papa, la CEI, un Cardinale o un semplice sacerdote diocesano - affermano idee che io non condivido.
Non per questo non mi sento cristiano, nè meno cattolico di altri, giacchè la Chiesa è una comunità di credenti.
Liberi.
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