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E' tutto un fiorire di: ma che male vi fo?

JimMomo, l'ottimo blog di Federico Punzi, già compagno di avventure in LIBMAGAZINE, non è il solo nel sostenere - si veda l'ultima dialettica con Polito e la sua citazione di Sir Darherdorf - che Noi che vogliamo morire, quando ci siano o ci saremo scassati i cabbasisi di terapie mediche et similia, in fondo che male che facciamo agli altri?
Chi danneggiamo?
E' vero.
A rigor di logica a chi fate del male?
Tuttavia, ci permettiamo di osservare: e chi te lo impedisce, se la tua volontà è stata espressa in modo chiaro, univoco, autentico e reiterato nel tempo? Cavoli tuoi se poi hai cambiato idea e non puoi manifestarlo: ma non ti crucciare ci sarà sempre un tutore, con il curatore speciale, a fare le tue veci, a decidere per te, con tanto di Decreto dell'Autorità Giudiziaria.

Ah no!
Cribbio ecco l'obiezione superliberale: lo Stato, cioè la Legge, mi deve autorizzare.
Voglio il timbro.
E lo voglio pure sul tavuto (la bara).
Insomma non si capisce: se rivendico un diritto individuale, perchè la collettività si deve interessare di me e autorizzarmi?
Cazzi miei?
Cazzi tuoi!
Hanno detto: il Sig. E ha rifiutato una prassi clandestina.
Oh diamine, è clandestino ciò che faccio a casa mia?
E' clandestino che un mio caro, giunto al termine della sua vita, mi chieda con il conforto del medico, di porre fine alle sue sofferenze?
Ho il dovere di dirlo ai giornali? Ai Radicali? A Marco Cappato?
Di andare da Fabio Fazio e la Dandini?
Di rivolgermi alla Magistratura?

Clandestino.
Clandestino.
Eppure sono gli stessi, più o meno, che hanno fatto un gran casino contro l'emendamento leghista che consente ai medici di segnalare i clandestini.
Ah i migranti non sono clandestini, tutt'al piùirregolari.
Bene, forse è irregolare quella famiglia che prende certe estreme decisioni, dicendo altolà burocrate: qui è casa mia.
Proprietà privata.
Vita mia.
Principio aureo del liberalismo.

Pubblicato il 2/3/2009 alle 22.39 nella rubrica ERESIE.

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